freccia arancio

 

 "I nostri sguardi, le nostre parole, restano il confine che di continuo

cambia tra le cose andate e quelle che vengono"

 

Lo sguardo degli altri

  EFFETTO MATERA

 

Avevo la sensazione di conoscere Matera prima ancora di visitarla. Una sensazione probabilmente nata dalla familiarità con questo nome, spesso sentito pronunciare da amici, parenti e conoscenti che ne descrivevano le atmosfere e il fascino di ritorno da un soggiorno o da un viaggio. Ma anche dovuta al fatto che di Matera ne ho sempre sentito parlare in libri, documentari e reportage, vedendola anche apparire in celeberrimi film.

Ho avuto la fortuna di aver viaggiato molto nel mondo, per mia attitudine soprattutto in angoli poco noti e lontani dai classici circuiti turistici. Ho girovagato nelle steppe dell’Anatolia, nella Pampa argentina, nel deserto della Giordania, nelle pianure del Panjab e nella Valle dell’Indo, in mezzo alle montagne di mezzo mondo, dalle valli più placide fino alle vette incrostate di ghiacciai. Ho esplorato gran parte d’Italia, alla ricerca dei suoi angoli più segreti e selvaggi. Eppure, fino al 2018, vergognosamente non ero ancora mai stato a Matera! 

Durante un viaggio in Puglia con la famiglia, dovendo rientrare a casa verso Roma, decisi che era doverosamente giunto il momento di rimediare. Ricordo ancora l’immenso fascino che generò in me percorrere la Statale 7 e addentrarmi in quei paesaggi immensi e assolati che mi riportavano alla mente i viaggi in Medio Oriente, e soprattutto ricordo l’impatto che ebbe la mia prima visione di Matera. Era prestissimo, poiché amo viaggiare prima dell’alba per avere poi più tempo per visitare i posti, e tutto sembrava così armonioso e pacifico, senza anima viva in giro. Dopo aver percorso una sinuosa stradina che si distaccava dalla statale, la quale sembrava gradualmente salire verso il cielo e dare l’impressione del decollo di un aeroplano sull’altopiano delle Murge, sono arrivato presso il Belvedere Murgia Timone. E qui c’è stato il mio primo assaggio di Matera.
Una vista mozzafiato, che sbigottisce, dove ti senti immediatamente proiettato, quasi gettato, davanti ad un panorama superbo e impressionante. La gravina ti separa da quella che sembra davvero una città senza tempo, come se questo canyon fosse un confine spazio-temporale tra il presente e un passato lontano. Un miraggio. Ricordo che fui preso, come mio solito quando arrivo in luoghi tanto belli quanto sognati, da un’energia inimmaginabile che iniziò a trasformarmi in una sorta di stambecco che correva e saltava di qua e di là alla ricerca del panorama e dello scorcio più bello, arrivando fino ad una sorta di trampolino di roccia che pareva proiettarmi direttamente dentro questo quadro meraviglioso. Sembrava di volare. Ero su questo trampolino di pietra come il Viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich, un romantico idealista in contemplazione di quel mondo che incarnava perfettamente il concetto di idealismo, mi sentivo pensiero e spirito quasi al punto di potermi librare in volo e raggiungere fluttuando l’altro capo della gravina. Un momento di estasi e distacco di cui ancora oggi ricordo benissimo la sensazione travolgente. Le case in pietra venivano colorate dai primi raggi di sole spuntati da oriente e si tingevano di rosa, quasi non si riusciva a distinguere il confine tra le pareti rocciose della gravina e i muri costruiti dall’uomo.

Scorsi centinaia di porte nere, occhi che sembravano guardarmi e che io fissavo di rimando: erano i famosi Sassi di cui avevo sempre sentito parlare! Finalmente!
Ero felicissimo, iniziai poi a girare ogni anfratto, ad addentrarmi in ogni cavità, naturale o artificiale, ero preso dalla sindrome dell’esploratore mai sazio, finché il sole non cominciò a diventare alto e il caldo ad avanzare prepotentemente.
Era il momento di andare a Matera. Puntai diretto al centro storico e cominciai a perdermi tra i vicoli e le scalinate. Quell’energia che mi prese all’alba mi accompagnò fino alla sera. Non ho idea di quanti chilometri io abbia macinato a far su e giù scattando centinaia di foto. Mi innamoravo di ogni angolo e scorcio, quelle case erano davvero la perfetta fusione tra natura ed opera umana.

Il contrasto era molto forte, tra queste strutture antichissime, simbolo di una continuità abitativa millenaria e di una vita arcaica e semplice, si muovevano frotte di turisti che mi facevano rimpiangere quei momenti vissuti alle prime luci del giorno in cui, completamente solo, avevo ammirato da lontano i Sassi in quella travolgente visione quasi onirica. E chiaramente, sembra scontato dirlo, mentre mi stupivo di tutto stridevano nella mia mente gli echi e i ricordi delle antiche polemiche che additavano Matera come “la vergogna d’Italia”, un luogo da purificare e risanare completamente. Io vedevo un sito pieno di vita, immensamente apprezzato dai numerosi turisti stranieri che camminavano a bocca aperta con le macchinette fotografiche appiccicate all’occhio o con i telefonini sempre intenti a scattare raffiche di ricordi. Cosa era successo a Matera? Cosa aveva portato a queste radicali variazioni nel pensiero e nel giudizio? Cosa l’aveva portata a divenire, da vergogna d’Italia, una elegante e rinomata regina del turismo?
Credevo che la risposta fosse complicata da trovare, invece riflettendoci ancora adesso credo che sia semplicissima, e possa riassumersi con un solo termine: valorizzazione.

La Matera di oggi, e il suo successo, sono il frutto di una semplice, astuta quanto efficace, opera di valorizzazione. Si può poi discutere molto sulle modalità attraverso le quali è possibile arrivare a sviluppare un sito con un simile contesto storico, artistico e turistico. Molte volte si utilizzano espedienti poco ortodossi, discutibili, impattanti e svilenti, che distruggono la vera essenza di un posto. Cosa che onestamente non mi è sembrata di notare a Matera, almeno non in ore che sono stato lì a girare come un forsennato assetato di bellezza. Credo fermamente, invece, che quello che è successo qui sia una grande lezione, uno straordinario esempio delle potenzialità infinite del patrimonio italiano.
Quante Matera dimenticate, abbandonate, bistrattate ci sono? Quanti luoghi dalla grande storia e dal fascino unico sono ancora sconosciuti e lasciati a loro stessi?
In me, questa voglia di dare attenzione al nostro patrimonio sconosciuto sta diventando una vera ossessione. Da archeologo sono continuamente frustrato dal fatto che la mia categoria, incredibile a dirsi in un Paese come l’Italia, sia abbandonata a sé stessa e condannata ad un’eterna lotta contro il precariato.
Da guida turistica mi addoloro altrettanto pesantemente se penso a quanto si potrebbe ancora fare in termini di sviluppo dell’indotto turistico.
Ed è per questo che mi spendo anima e corpo in questa sorta di attivismo per la cultura.
L’opportunità più grande che ho per dare il mio contributo alla causa è Art Rider, la trasmissione su Rai5 che conduco da due anni e che mi ha portato in moltissime regioni d’Italia alla ricerca delle bellezze artistiche, storiche e archeologiche meno note e da valorizzare. Qual è il fine del programma? Generare conoscenza, far conoscere al pubblico contesti, siti e panorami che non credeva esistessero. Generare nei telespettatori soprattutto curiosità. Quella curiosità che, come tanti piccoli esploratori, li porterà a muoversi, a viaggiare per visitare quei luoghi. La conoscenza genera amore e dall’amore nasce l’attaccamento. Amore e attaccamento per un luogo, opera d’arte o monumento suscitano quindi la voglia di curarlo, proteggerlo, preservarlo e tramandarlo.

E credo che quello che è successo a Matera sia semplicemente questo: è stata conosciuta nella sua vera essenza, e nessun essere umano con un briciolo di gusto può rimanere indifferente davanti al fascino che emana. Un fascino pregno di storia, orgoglioso di tutte le sfumature e le parentesi del suo passato. Un luogo che ha sempre sprizzato vitalità, anche e soprattutto quando era un piccolo mondo in cui si viveva una vita semplice e dura che molti, con gli occhi superficiali di moderni consumisti e con una memoria troppo corta, hanno colpevolmente considerato una pagina da ripudiare.
Ora Matera è viva più che mai, il suo fascino rimane intatto, ed è davvero secondo me un modello da seguire per tante altri città e borghi d’Italia.  

Ritengo che il momento in cui si ha il primo impatto con un luogo tanto sognato e desiderato sia quello più importante di ogni viaggio; secondi, attimi che più di altri rimangono incisi nella memoria. E il mio primo impatto con Matera è stato quello del panorama che si godeva dall’altra parte della gravina, una visione unica e senza tempo, ancora pura ed autentica, non stravolta dagli obbrobri tipici della cosiddetta “modernità”, pur con la sua recente condizione di città divenuta famosa meta per decine di migliaia di turisti.
Un equilibrio più unico che raro che spero non venga mai stravolto.
Questo ho capito visitandola, ovvero che è un esempio da seguire nella valorizzazione del nostro patrimonio culturale, artistico e paesaggistico. In questo, una vera e perenne Capitale di cultura.

 

Andrea Angelucci

(Archeologo e conduttore di Art Rider per Rai5)

 

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