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Il Circolo La Scaletta risponde alle dichiarazioni di Pio Acito (Legambiente)

Sabato 11 luglio, "Legambiente" ha protestato contro il revamping della "Italcementi". Il vice presidente di "Legambiente" Basilicata, l'arch. Pio Acito, ha rilasciato alcune dichiarazioni sul Circolo La Scaletta che ci impongono di intervenire per offrire i necessari chiarimenti. "La Scaletta non dice niente", ha affermato Acito, alludendo ai danni che la Cementeria provoca al nostro territorio.Noi ribadiamo che quello che avevamo da dire lo abbiamo detto negli anni '70 quando ci opponemmo alla localizzazione sulla murgia di quell'impianto, attirandoci l'ira addirittura della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista di allora che sostennero l'iniziativa, ribadendo che Matera aveva bisogno di posti di lavoro.

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Dino Basaldella, documenti TV e cinematografici in rassegna

Come già annunciato, sabato 27 giugno avrà luogo l'inaugurazione della mostra di scultura dedicata quest'anno a Dino Basaldella. Per introdurre l'interessante antologica, venerdi 26 giugno, alle ore 19,30, nell'atrio di ingresso del MUSMA, Museo della Scultura Contemporanea (Palazzo Pomarici - Via San Giacomo - Sasso Caveoso), verranno proiettati una serie di documenti televisivi e cinematografici sullo studio, sulle opere monumentali e sulle mostre di Dino Basaldella nel Castello di Udine, nel Castello di San Giusto a Trieste e in Villa Manin a Passariano.

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Articolo su "Il Manifesto" del 6 maggio 2009

"La Scaletta DI MATERA" di Michele Fumagallo

Cinquant'anni fa, dall'effervescenza di un gruppo di giovani, nacque un circolo culturale per impedire che la storia racchiusa tra i Sassi si perdesse definitivamente. Un lavoro che continua

Indubbiamente gli anni dell'immediato dopoguerra hanno costituito un momento fondamentale per la storia di Matera. E' da lì che parte tutto un excursus che porterà, nel bene e nel male, a un ridisegno nuovo della città. Una città del tutto particolare, con i quartieri antichi dei Sassi allora sovrappopolati (15 mila abitanti), con un ribollire di iniziative e speranze tipiche del dopoguerra, con la lungimiranza di minoranze intelligenti e combattive e con il pressappochismo e la superficialità, pur in un discorso di progresso, di maggioranze che non vedevano l'ora di liquidare un passato e una storia che, pur piena di miseria e di ingiustizie da avversare, era stata densa di senso e di civiltà. L'evacuazione degli abitanti dai Sassi, lo spegnimento totale dei quartieri popolari più vivi della città fu insieme una necessità e un errore. Necessità perché le esigenze abitative e di sviluppo portavano a un forte ridimensionamento della capacità abitativa e di vita dei Sassi. Errore perché il risanamento e la ristrutturazione dei Sassi esigevano sì un ridimensionamento drastico dei suoi abitanti ma non la cancellazione totale di ogni forma di vita abitativa.

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